Questo il titolo del sondaggio promosso da Michele Ficara Manganelli su Facebook, il popolare social network. Definito “l’uomo più connesso d’Italia” Michele usa spesso porre domande nell’aggiornamento del suo “stato” ed è sulla base della sua esperienza che ha suggerito ai politici presenti al recente evento milanese “Politici ai tempi di Facebook” di fare altrettanto. Un po’ come dire “Chiedete… e vi sarà risposto!

Nel giro di due minuti dalla pubblicazione della domanda hanno cominciato infatti a piovere i commenti sulla bacheca di Michele, e mentre scriviamo continuano ad arrivare. Non saremmo stupiti di scoprire che Michele stia preparando o somministrando in questo momento una spiegazione a quel “generico” politico sul funzionamento dei social network. E allora quale mezzo più efficace di una dimostrazione dal vivo? Michele sa che ormai lo conosciamo. ;) 

“Col web 2.0 e il social networking il politico può arrivare ad una platea di persone potenzialmente enorme, in modo che il suo messaggio può essere diffuso in maniera capillare ed efficiente” afferma un lettore nel primo commento della serie. E aggiunge ironico, con un pizzico di riserva “(non è detto che sia efficace, ma questo non glielo direi!)”.

Enzo afferma che il web è l’agorà del terzo millennio e chi non lo capisce sarà fuori dai giochi. Lo segue Stefano, project manager del portale www.glieletti.it: “Per dirla alla maniera de GliEletti.it, per non essere un dinosauro!” Questa infatti è l’idea per il titolo provocatorio di una prossima serie di convegni su politica e internet promossa dal nostro portale.

Sulla stessa linea le persone che indicano la Rete come il futuro a cui nessuno, politica compresa, potrà sottrarsi. “Premesso che conosco pochi politici che non amino internet” scrive Gigi “preferisco sempre cercare dispiegare loro cosa accadrà tra qualche anno, nel senso che tutto passerà da lì.”

Francesca ironizza pungente: “la parola futuro dice qualcosa a questo tuo politico?” E Marco ribadisce laconico: “E’ come spiegare perchè si dovrebbe amare l’elettricità. Se un politico nel 2009 non ha ancora compreso cosa significa internet è meglio che si ritiri… Il fatto stesso di doverlo spiegare è assurdo.”

C’è poi chi ne fa una questione di generazioni e di capacità personali.

“Per il politico famoso o già ammanicato” risponde Dario “internet può rappresentare un problema, ma per il giovane o comunque quello meno conosciuto, può rappresentare un’opportunità per emergere. Il problema è che la rete è una platea molto critica e se vuoi emergere devi essere davvero in gamba. Dato che di politici non ammanicati e in gamba ce ne sono pochi, per ora il web interessa poco alla politica.”

Altri rincarano la dose enfatizzando il digital divide che permea il mondo istituzionale (”Troppe cose da spiegare prima di internet…”) e memori delle recenti polemiche sulla regolamentazione di internet auspicano che i politici rimangano fuori da quello spazio di considerato ancora libero e da difendere: “Porterebbero con loro censure e limitazioni alla libertà d’espressione! Meglio tenerli lontani!”

Ma intenet fa anche paura, a quanto pare.

“Quello che più spaventa i politici” secondo Gigi “è il concetto di memoria storica delle proprie azioni. Ma Internet è, per un politico, oltre che un’opportunità, un esempio di trasparenza e di contatto.”

Così alcuni incoraggiano i nostri rappresentanti a non temere la Rete “… non morde dopotutto. Il politico deve capire che ci sono sia opportunità che criticità…. poi forse potrà amarlo”

“Se proprio il politico vuole andare su internet” afferma Massimo “non deve farlo solo perché va di moda, o perché l’hanno fatto i suoi avversari politici, o per non essere tagliato fuori. Deve farlo perché riconosce ad internet dei valori sociali e democratici, perché vuole essere trasparente ed aperto al dialogo con tutti, perché ha compreso sinceramente l’importanza delle nuove forme di comunicazione.”

E la discussione continua… su Facebook e su questo Blog.